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	<title>artrosi Archivi - Fabia Mater</title>
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	<description>Una Clinica del Gruppo Guarnieri</description>
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		<title>Protesi anca mininvasiva in Fabia Mater: cosa sapere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 07:09:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[artrosi]]></category>
		<category><![CDATA[artrosi anca]]></category>
		<category><![CDATA[ortopedia]]></category>
		<category><![CDATA[protesi anca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La protesi d’anca mininvasiva ha molti vantaggi e benefici per il paziente. Ne parliamo con il Dott. Marco Villa, ortopedico della Clinica Fabia Mater</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fabiamater.it/protesi-anca-una-soluzione-mini-invasiva-per-risolvere-un-grande-problema/">Protesi anca mininvasiva in Fabia Mater: cosa sapere</a> proviene da <a href="https://www.fabiamater.it">Fabia Mater</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’artrosi è una malattia invalidante che causa dolore e disabilità a milioni di persone in tutto il mondo. Non è limitata solo agli anziani; a causa di fattori come la predisposizione genetica, l’obesità, la mancanza di attività fisica o un eccessivo esercizio fisico, può comparire anche in età adulta e colpire più comunemente l’anca e il ginocchio. Ma come può una soluzione “mini” affrontare un problema così “grande”? Abbiamo posto questa domanda al Dott. Marco Villa, un <a href="https://www.fabiamater.it/clinica/ortopedia-e-traumatologia/">ortopedico</a> presso la Clinica Fabia Mater che è un esperto nella chirurgia di sostituzione dell’anca e del ginocchio.</p>
<p>Con il termine “soluzione mini”, si fa riferimento a un approccio innovativo alla <a href="https://www.fabiamater.it/protesi-danca-ne-parliamo-con-il-dott-marco-villa/">chirurgia di sostituzione dell’articolazione</a>, in cui tutto è minimizzato. Questo include la dimensione dell’incisione, la dimensione della cicatrice, la perdita di sangue, i tempi dell’intervento e del recupero, e persino le complicazioni post-operatorie come le lussazioni e le infezioni. Nella chirurgia protesica dell’anca, tutto è reso “mini”.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando è necessario intervenire con una protesi d’anca?</strong></h2>
<p>Decidere di sottoporsi a un intervento di sostituzione dell’anca non è una scelta da prendere alla leggera. Richiede un’ampia informazione e preparazione fornita da un chirurgo esperto, un professionista specializzato nell’applicazione della tecnica avanzata di chirurgia protesica minimamente invasiva. Questa tecnica di ultima generazione non deve essere confusa in alcun modo con la chirurgia protesica tradizionale.</p>
<p>È una decisione di grande importanza, e la scelta migliore è prenderla in collaborazione con un medico chirurgo ortopedico, un esperto di fiducia in grado di guidare il paziente attraverso un percorso (conosciuto come “Fast Track”) che è più agevole e meno traumatico di quanto si possa immaginare per risolvere il problema della coxartrosi, ovvero l’artrosi dell’anca.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Protesi anca mini invasiva per l</strong>‘<strong>artrosi dell’anca</strong></h2>
<p>L’usura e la degenerazione della cartilagine che copre la testa del femore e la cavità acetabolare possono manifestarsi in diversi gradi di gravità. Nei casi più gravi e avanzati, questi problemi possono portare a rigidità articolare, atrofia muscolare nella coscia, deformità della gamba e persino disabilità.</p>
<p>Un chirurgo specializzato in protesi d’anca minimamente invasiva considera l’opzione di impiantare una protesi dell’anca solo quando è necessario. Prima di optare per l’intervento di impianto di una protesi dell’anca minimamente invasiva, vengono esplorate altre opzioni come terapie farmacologiche e fisioterapia.</p>
<p>L’intervento di impianto di una protesi dell’anca minimamente invasiva è riservato a casi avanzati di coxartrosi (artrosi dell’anca) che non rispondono più a trattamenti conservativi. In questi casi, il dolore è intenso e non alleviato dai farmaci, e la rigidità articolare rende impossibile svolgere normali attività quotidiane, mentre la degenerazione continua a progredire.</p>
<p>Prima di prendere una decisione sull’intervento, il chirurgo informa dettagliatamente il paziente sulla procedura mini-invasiva, dalla preparazione alla riabilitazione. Questo processo informativo aiuta a preparare il paziente sia prima, durante che dopo l’operazione.</p>
<p>La protesi dell’anca minimamente invasiva può rappresentare l’unico rimedio definitivo non solo per la coxartrosi, ma anche per altre condizioni come l’artrite reumatoide, la necrosi avascolare, l’osteoporosi, le fratture del collo del femore e il conflitto femoro-acetabolare.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>I vantaggi della tecnica chirurgica mini invasiva</strong></h2>
<p>Il concetto di mini invasività è molto ampio e complesso. Essenzialmente, si tratta di applicare una tecnica chirurgica che rispetti al massimo i tessuti muscolari, nervosi e ossei.</p>
<p>Esistono diverse tecniche chirurgiche mini invasive, ciascuna con i propri vantaggi. Vediamo in dettaglio i benefici della chirurgia mini invasiva per la sostituzione dell’anca:</p>
<ol>
<li>Riduzione dei tempi di intervento, della durata della degenza, dei periodi di riabilitazione e di recupero, addirittura dimezzati rispetto alla chirurgia tradizionale.</li>
<li>Minore incisione, il che comporta una minore perdita di sangue, l’eliminazione della necessità di trasfusioni di sangue e una cicatrice meno evidente.</li>
<li>Riduzione del trauma, con minore dolore e gonfiore post-operatorio.</li>
<li>Rispetto e risparmio dei muscoli, della cartilagine e delle parti ossee, mantenendo una buona parte del collo femorale, delle strutture periarticolari, dei nervi e dei vasi.</li>
<li>Minore attrito tra le componenti della testa femorale e l’acetabolo, contribuendo a prolungare la durata della protesi.</li>
<li>Minore rischio di complicanze e eventi avversi, come il rischio di lussazione dell’impianto.</li>
</ol>
<p>In sintesi, la chirurgia mini invasiva riduce notevolmente molti aspetti negativi associati all’intervento chirurgico, ad eccezione della durata della protesi. Questa tecnica ha un tasso di successo sicuro nel 90-95% dei casi.</p>
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Protocollo Fast Track</strong></h2>
<p>Tutti i benefici della chirurgia di sostituzione dell’anca mini invasiva sono inclusi nel cosiddetto protocollo “Fast Track,” che significa “percorso rapido” in italiano.</p>
<p>Il protocollo inizia con una fase pre-operatoria in cui il paziente si incontra con il team di specialisti, tra cui il chirurgo, l’anestesista, il fisioterapista e gli infermieri. Questo incontro mira a spiegare in dettaglio tutte le fasi dell’intervento chirurgico. Questo momento di comunicazione aiuta il paziente a comprendere meglio il procedimento, contribuendo a ridurre l’ansia pre-operatoria.</p>
<p>Il protocollo Fast Track consente una notevole riduzione della durata della degenza in ospedale, praticamente dimezzando i tempi rispetto alla chirurgia tradizionale.</p>
<p>La ripresa funzionale inizia presto. Nei pochi giorni successivi all’intervento (o il giorno successivo), il paziente viene incoraggiato a alzarsi dal letto e a camminare con l’aiuto di stampelle, sotto la supervisione del chirurgo e del fisioterapista. Questo aiuta a prevenire complicanze cardiocircolatorie e respiratorie.</p>
<p>Sebbene il paziente possa utilizzare le stampelle per 2-4 settimane, di solito, molte persone le impiegano solo per una o due settimane. Inoltre, il protocollo Fast Track permette un miglior controllo del dolore dopo l’intervento.</p>
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		<title>Protesi ginocchio, tutto quello che c’è da sapere sull’intervento</title>
		<link>https://www.fabiamater.it/protesi-ginocchio-tutto-quello-che-ce-da-sapere-sullintervento/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=protesi-ginocchio-tutto-quello-che-ce-da-sapere-sullintervento</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Apr 2023 09:46:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[artrosi]]></category>
		<category><![CDATA[ortopedia]]></category>
		<category><![CDATA[protesi]]></category>
		<category><![CDATA[protesi ginocchio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Installare una protesi al ginocchio può essere in molti casi la soluzione per alcune patologie delle articolazioni. Approfondiamo l'argomento con il dott. Chiazzola</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fabiamater.it/protesi-ginocchio-tutto-quello-che-ce-da-sapere-sullintervento/">Protesi ginocchio, tutto quello che c’è da sapere sull’intervento</a> proviene da <a href="https://www.fabiamater.it">Fabia Mater</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;installazione di una protesi al ginocchio è un intervento chirurgico che può essere una soluzione efficace per diverse patologie articolari del ginocchio e per alleviare disturbi persistenti che limitano la mobilità e causano dolore.</p>
<p>Vediamo con l’aiuto del Dottor Chiazzola, specialista in <a href="https://www.fabiamater.it/clinica/ortopedia-e-traumatologia/">Ortopedia</a> della Fabia Mater, in che situazioni è necessario ricorrere all’intervento di “protesi al ginocchio”.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Protesi ginocchio: cosa sapere</h2>
<p>Il dottor Chiazzola spiega che quando si riscontra che il ginocchio è stato danneggiato a causa di malattie degenerative come l’artrosi, diventa necessario considerare l’intervento di protesi al ginocchio. Questa procedura offre un modo per ridurre il dolore articolare e risolvere problemi che possono limitare la mobilità.</p>
<p>La principale malattia degenerativa che colpisce il ginocchio è la gonartrosi, può colpire anche i giovani a seguito di traumi gravi o attività quotidiane che mettono sotto pressione l&#8217;articolazione del ginocchio. È vero che la gonartrosi può essere estremamente debilitante e che, nei casi più gravi, il dolore può essere costante e influenzare notevolmente la qualità della vita.</p>
<p>L&#8217;intervento di protesi al ginocchio rappresenta un passo importante per molte persone affette da gonartrosi grave, poiché può portare a una significativa riduzione del dolore e al ripristino della funzionalità articolare. È un&#8217;opzione di trattamento che permette ai pazienti di tornare a svolgere le normali attività quotidiane e di migliorare la loro qualità di vita.</p>
<p>È importante che i pazienti affetti da gonartrosi o da altri problemi articolari del ginocchio consultino uno specialista ortopedico per ricevere una diagnosi accurata e discutere le opzioni di trattamento più appropriate per il loro caso specifico. La decisione di sottoporsi a un intervento di protesi al ginocchio dovrebbe essere presa in collaborazione con un medico esperto, tenendo conto dei rischi e dei benefici associati a tale intervento.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Come avviene la diagnosi?</h2>
<p>La diagnosi accurata è un passaggio fondamentale per garantire che l&#8217;intervento sia la scelta giusta per il paziente. Ecco alcuni punti chiave basati sul tuo contributo:</p>
<ol>
<li>Visita iniziale: La prima visita medica è il punto di partenza per la formulazione di una diagnosi preliminare. Durante questa fase, il medico raccoglierà la storia medica del paziente, esaminerà i sintomi e valuterà l&#8217;articolazione del ginocchio.</li>
<li>Radiografie: Le radiografie sono spesso il primo passo nel processo diagnostico e possono confermare la diagnosi iniziale, oltre a fornire una visione chiara dell&#8217;articolazione del ginocchio e dei danni presenti.</li>
<li>Risonanza magnetica: In alcuni casi, una risonanza magnetica può essere necessaria per ottenere dettagli più approfonditi sull&#8217;articolazione, specialmente se è necessario esaminare tessuti molli o ottenere ulteriori informazioni per prendere decisioni cliniche più precise.</li>
<li>Studio dei tessuti molli: Questo tipo di esame può aiutare a comprendere meglio la situazione del paziente e fornire ulteriori dettagli sulla condizione dell&#8217;articolazione.</li>
</ol>
<p>Dopo aver ottenuto una diagnosi accurata, il paziente e lo specialista ortopedico possono iniziare a discutere le diverse opzioni di protesi disponibili. La scelta della protesi migliore dipenderà dalla gravità del danno articolare, dalle esigenze del paziente e da altri fattori. Nel caso in cui i sintomi siano gravi e interferiscano notevolmente con la vita quotidiana, l&#8217;intervento di protesi al ginocchio può rappresentare la soluzione migliore per ripristinare la funzionalità articolare e ridurre il dolore. È importante che il paziente si informi adeguatamente e discuta attentamente con il medico prima di procedere con l&#8217;intervento.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Recupero e riabilitazione post-operatoria</h2>
<p>Il processo di recupero dopo un intervento di sostituzione del ginocchio è influenzato da molteplici fattori, ed è importante adattarlo alle specifiche esigenze del paziente. Il dottor Chiazzola ha fornito informazioni preziose sul periodo di recupero dopo l&#8217;intervento di protesi al ginocchio. Ecco alcuni punti chiave:</p>
<ol>
<li>Personalizzazione del recupero: Poiché ogni paziente è un individuo unico con diverse caratteristiche e condizioni, il periodo di recupero dopo un intervento di protesi al ginocchio deve essere personalizzato in base a queste specifiche.</li>
<li>Dimissione e inizio della riabilitazione: Se non ci sono complicazioni post-operatorie, il paziente può essere dimesso in pochi giorni dopo l&#8217;intervento. La riabilitazione inizia subito dopo il ritorno a casa.</li>
<li>Utilizzo delle stampelle: Nelle prime settimane dopo l&#8217;intervento, le stampelle sono spesso necessarie per aiutare il paziente a deambulare e proteggere il ginocchio protesico. Il periodo in cui le stampelle sono necessarie può variare da 3 a 6 settimane.</li>
<li>Riabilitazione mirata: La fisioterapia e gli esercizi di mobilità sono parti cruciali del processo di recupero. Questi aiutano ad alleviare il dolore post-operatorio, accelerare il recupero e migliorare la funzionalità del ginocchio.</li>
<li>Graduale ripresa delle attività quotidiane: Con dedizione e il corretto programma di riabilitazione, i pazienti possono iniziare a camminare con il supporto delle stampelle nelle prime ore dopo l&#8217;operazione. Con il tempo, saranno in grado di riprendere gradualmente le normali attività quotidiane.</li>
<li>Ritorno alle attività sportive: Dopo i primi mesi di recupero, il paziente può gradualmente riprendere le attività sportive e altre attività che erano state limitate a causa del dolore e dell&#8217;articolazione danneggiata.</li>
</ol>
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		<item>
		<title>Protesi d&#8217;anca: ne parliamo con il Dott. Marco Villa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2023 14:25:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[artrosi]]></category>
		<category><![CDATA[artrosi anca]]></category>
		<category><![CDATA[protesi anca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le difficoltà causate da gravi condizioni come l’artrosi dell’anca e del ginocchio possono avere un impatto significativo sulla vita delle persone ancora attive. Tuttavia, esiste una possibile soluzione per queste malattie degenerative attraverso interventi di chirurgia protesica. Il Dottor Marco Villa, un esperto in Ortopedia presso la clinica Fabia Mater con competenza nella chirurgia protesica</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fabiamater.it/protesi-danca-ne-parliamo-con-il-dott-marco-villa/">Protesi d&#8217;anca: ne parliamo con il Dott. Marco Villa</a> proviene da <a href="https://www.fabiamater.it">Fabia Mater</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le difficoltà causate da gravi condizioni come l’artrosi dell’anca e del ginocchio possono avere un impatto significativo sulla vita delle persone ancora attive. Tuttavia, esiste una possibile soluzione per queste malattie degenerative attraverso interventi di chirurgia protesica.</p>
<p>Il Dottor Marco Villa, un esperto in Ortopedia presso la clinica Fabia Mater con competenza nella chirurgia protesica dell’anca, affronta il tema degli interventi di sostituzione dell’anca.</p>
<p>Affrontiamo il tema dell’intervento di protesi d’anca con il dottor Marco Villa, specialista in <a href="https://www.fabiamater.it/servizi-diagnostica/ortopedia-e-traumatologia/">Ortopedia</a> della clinica Fabia Mater, esperto nella chirurgia protesica dell’anca.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Che cos’è l’artrosi dell’anca?</h2>
<p>La coxartrosi è una condizione in cui la cartilagine che copre la testa del femore (ossa della coscia) e la cavità dell’anca si deteriora nel tempo. Questo deterioramento porta alla scomparsa della cartilagine, il che significa che le superfici ossee iniziano a sfregare direttamente l’una contro l’altra. Questo sfregamento causa dolore e può anche infiammare i tessuti molli circostanti, come tendini e legamenti. Inoltre, l’anca è coinvolta in molti movimenti del corpo e supporta una parte significativa del peso corporeo, quindi quando la coxartrosi è avanzata, può causare gravi problemi di mobilità e disabilità nel paziente.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Protesi all’anca: quando è indicata</h2>
<p>In una artrosi di IV grado, in cui vi è un diretto contatto tra le ossa senza la presenza di tessuto cartilagineo nell’articolazione dell’anca, e quando i sintomi sono gravi e limitano significativamente la qualità di vita del paziente, l’opzione chirurgica di elezione è spesso la sostituzione dell’anca, nota come artroprotesi o protesi totale dell’anca.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Il successo chirurgico della protesi: da cosa dipende?</h2>
<p>Il successo dell’intervento di impianto protesico dipende da tre principali fattori:</p>
<ol>
<li>La corretta selezione e preparazione del paziente per l’intervento chirurgico, che è nota come indicazione chirurgica.</li>
<li>La scelta appropriata dell’impianto protesico basata sulle caratteristiche cliniche e radiografiche del paziente.</li>
<li>L’esecuzione di un intervento chirurgico ben pianificato ed eseguito in modo adeguato.</li>
</ol>
<p>Una indicazione chirurgica ideale, che probabilmente condurrà a un notevole successo, riguarda un paziente che soffre di grave dolore all’anca e in cui la diagnosi è confermata attraverso l’anamnesi, l’esame clinico e gli esami strumentali come radiografie e risonanze magnetiche.</p>
<p>Una indicazione chirurgica dubbia, che richiede una valutazione attenta in quanto potrebbe comportare un insuccesso chirurgico, è rappresentata da un paziente che ha dolore in più articolazioni contemporaneamente, in cui i test clinici non forniscono chiare indicazioni, gli esami strumentali non sono decisivi e c’è una significativa diminuzione della funzione articolare di base.</p>
<p>La corretta scelta dell’impianto comprende decisioni come il tipo di fissazione (utilizzo di un impianto cementato per pazienti più anziani o non cementato per pazienti più giovani), il design (protesi di rivestimento per soggetti giovani e attivi, protesi a conservazione del collo femorale per pazienti con buona massa ossea, protesi tradizionali per pazienti più anziani con minori risorse ossee e minor rischio di mobilizzazione) e la selezione dei materiali (testa metallica o ceramica che si muove all’interno di un inserto in polietilene cross-linkato con o senza antiossidanti, oppure protesi con accoppiamento “duro” metallo su metallo o ceramica su ceramica).</p>
<p>Infine, un intervento ben pianificato ed eseguito prevede una fase di pianificazione preoperatoria, durante la quale vengono stabiliti tutti i dettagli dell’intervento.</p>
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-1597" src="https://www.fabiamater.it/wp-content/uploads/2023/01/artrosi-anca.jpg" alt="" width="839" height="721" /></figure>
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-1600" src="https://www.fabiamater.it/wp-content/uploads/2023/01/def-artrosi.png" sizes="(max-width: 835px) 100vw, 835px" srcset="https://www.fabiamater.it/wp-content/uploads/2023/01/def-artrosi.png 503w, https://www.fabiamater.it/wp-content/uploads/2023/01/def-artrosi-300x182.png 300w" alt="" width="835" height="506" /></figure>
<p>Una pianificazione adeguata assiste il chirurgo nella selezione del modello protesico più adatto all’anatomia patologica del paziente, con l’obiettivo di replicare l’articolazione artificiale il più simile possibile all’articolazione naturale controlaterale. Questa pianificazione tiene conto delle dimensioni delle protesi e mira a minimizzare qualsiasi discrepanza nella lunghezza degli arti, un problema che può verificarsi spesso con le protesi dell’anca, ma che è generalmente accettabile fino a circa 10 millimetri. Tuttavia, quando si effettua una sostituzione bilaterale delle anche utilizzando la stessa protesi in entrambe le articolazioni, la lunghezza degli arti di solito rientra sempre nei limiti normali.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Quali sono le attuali novità sulle protesi dell’anca?</h2>
<p>Un capitolo oggi di grande attualità, è il cosiddetto approccio chirurgico o via di accesso. Al contrario delle protesi di ginocchio, le protesi di anca hanno la possibilità di essere impiantate attraverso diversi approcci chirurgici. I più utilizzati nel passato erano la via antero-laterale, la via laterale, la via postero-laterale. Negli ultimi anni, questi approcci hanno subito diverse evoluzioni verso metodi sempre meno invasivi, meno aggressivi verso il tessuto cutaneo, le fasce tendinee, i muscoli principali (motori dell’anca), permettendo un più agevole e rapido recupero. Oggi, un Ortopedico esperto di protesi di anca è in grado di scegliere la miglior via chirurgica in base alla anatomia patologica e alle caratteristiche fisiche del paziente, di ridurre il sanguinamento durante l’intervento, ridurre l’estensione della cicatrice, rispettare la muscolatura dell’anca potendo mettere in piedi il paziente nel giorno stesso in cui è stato operato, se l’anestesia lo permette.</p>
<p>Rispetto al passato, difatti, non si effettuano più trasfusioni di sangue, se non in casi sporadici o molto selezionati (pazienti molto anziani, con anemia pre-esistente, in genere sotto terapia cronica anticoagulante), la durata dell’intervento si è ridotta in modo rilevante, limitando fortemente il rischio infettivo (forse la complicanza più grave nelle protesi di anca) ed il rischio di lussazione dell’anca, non si utilizzano più i drenaggio e talvolta i cateteri vescicali, permettendo una precoce mobilizzazione e deambulazione del paziente.</p>
<p>Grazie a queste novità, oggi si possono operare più articolazioni <strong>contemporaneamente, come</strong> una doppia protesi di anca, una doppia protesi del ginocchio, oppure una protesi anca e una protesi del ginocchio insieme, se necessario per il paziente ed in condizioni di relativa sicurezza, con ovvi vantaggi (1 sola anestesia, un solo ricovero, una sola riabilitazione). Il vantaggio maggiore che ho riscontrato nelle protesi di anca (ad oggi circa 50 casi) è che, inserendo contemporaneamente una protesi di anca destra e sinistra, utilizzando la stessa via di accesso, con la stessa protesi, la stessa taglia, la lunghezza degli arti è risultata sempre piuttosto simile, favorendo un rapido recupero post-operatorio.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Una volta impiantata, in quanto tempo è possibile recuperare una perfetta autonomia?</h2>
<p>Un articolo di recente pubblicazione internazionale su un campione numericamente molto importante (circa 6000 casi) con controlli ad 1 anno dall’intervento, ha diviso i pazienti sottoposti a protesi dell’anca in tre categorie:</p>
<ul>
<li>fast starters (87,7%) che recuperano molto velocemente</li>
<li>slow starters (4,6%) che recuperano un po’ più lentamente</li>
<li>late dippers (7,7%) che recuperano in un tempo maggiore rispetto agli altri</li>
</ul>
<p>I fattori che influiscono negativamente sulla capacità di recupero sono stati età &gt; 75 anni, fumo di sigaretta, obesità, genere femminile, classe di rischio ASA III-IV, depressione, accessi chirurgici laterale diretto ed anteriore (non di ultima generazione), morbo di Parkinson.</p>
<h2 class="wp-block-heading">Ma una volta impiantata, quanto dura una protesi?</h2>
<p>Secondo i registri nazionali di Australia e Finlandia, quindi su un numero elevatissimo di impianti, il tasso di sopravvivenza di una protesi è di circa il 60% dopo 25 anni</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.fabiamater.it/protesi-danca-ne-parliamo-con-il-dott-marco-villa/">Protesi d&#8217;anca: ne parliamo con il Dott. Marco Villa</a> proviene da <a href="https://www.fabiamater.it">Fabia Mater</a>.</p>
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