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Fibromi uterini, quando è necessario l’intervento chirurgico

I fibromi uterini, pur essendo formazioni quasi sempre benigne, rappresentano una patologia ginecologica rilevante e possono compromettere sensibilmente la qualità della vita della paziente. Per questo motivo è importante non rimandare i controlli ginecologici che, salvo diverse indicazioni dello specialista, devono essere annuali e, una volta diagnosticato un fibroma, tenerlo monitorato seguendo le prescrizioni del proprio ginecologo e facendo attenzione a quei campanelli d’allarme che possono indicare la necessità di un intervento tempestivo.

Approfondiamo l’argomento con la dottoressa Iacovelli, specialista in Ginecologia e Oncologia della Fabia Mater.

Dolore addominale e mestruazioni abbondanti: i sintomi del fibroma uterino

I fibromi uterini sono formazioni di natura per lo più benigna che interessano il tessuto muscolare dell’utero, in particolare nelle donne in età fertile. Presentano caratteristiche variabili, per dimensioni, forma, collocazione ed evoluzione. I fibromi possono manifestarsi in maniera silente o asintomatica, motivo per cui possono venire individuati casualmente durante una visita ginecologica di controllo, ma anche essere associati a sintomatologia specifica.

I sintomi correlati ai fibromi uterini sono svariati e vanno da un sanguinamento abbondante durante le mestruazioni, a dolori mestruali e addominali accentuati, a dolore durante i rapporti sessuali, a minzioni più frequenti o a una sensazione di “peso” addominale causate da una compressione della vescica. Anche l’anemia può essere una condizione associata al fibroma uterino. Le pazienti che dovessero riscontrare la presenza di tali sintomi, dovrebbero consultare uno specialista ginecologo, che potrà diagnosticare l’eventuale presenza di fibromi o, in caso di fibromi già noti, ipotetici cambiamenti volumetrici.

Una volta diagnosticato il fibroma, il ginecologo, in base alla sintomatologia riportata dalla paziente e ad altri elementi tra cui l’età e la storia clinica e riproduttiva, saprà indicare il percorso di cura più adatto, che può essere sia farmacologico, sia chirurgico, sia di attesa.

I rischi di una diagnosi tardiva

Fibromi diagnosticati in ritardo, se associati a sintomatologia importante, o la presenza di fibromi multipli e voluminosi, può comportare un intervento d’urgenza e l’impossibilità di salvaguardare l’utero della paziente.

Quando si presenta una situazione clinica del genere, in particolar modo se la paziente è in età riproduttiva, la prima opzione è quella di considerare un trattamento medico o chirurgico conservativo, cercando dunque di evitare l’asportazione dell’utero. Ad oggi sono infatti disponibili trattamenti farmacologici grazie ai quali si possono evitare i trattamenti demolitivi che sono preferibili in donne che hanno superato la menopausa.

La certezza diagnostica sulla presenza e soprattutto sulla sede del fibroma si può avere con una visita ginecologica e una ecografia transvaginale.

Sulla base dei risultati ottenuti con queste due indagini (le dimensioni, il numero e la sede dei miomi) e dopo un colloquio approfondito con la paziente, il ginecologo sceglierà la terapia più indicata.

Fibromi e gravidanza

I fibromi possono presentarsi in maniera asintomatica anche durante la gravidanza e alcune tipologie di fibromi possono comprometterla o condizionarla significativamente. I fibromi sottomucosi, infatti, possono ostacolare impianto e sviluppo dell’embrione, arrivando anche al rischio di aborto. I fibromi intramurali possono invece indurre un parto prematuro, per un possibile aumento dell’attività contrattile uterina. Inoltre, in gravidanza alcuni fibromi aumentano di volume, soprattutto nel primo periodo della gestazione, e talvolta provocano dolori e, se molto voluminosi, malposizionamenti fetali.

La tecnica chirurgica si adatta alla dimensione

“L’asportazione dei fibromi uterini si può effettuare con tecniche mininvasive diverse sulla base della dimensione del mioma uterino: se di grandi dimensioni, possono essere rimossi (chirurgia tradizionale), mentre l’isteroscopia operativa, tecnica mininvasiva, è più indicata per fibromi di dimensioni ridotte, in posizione sottomucosa (cioè intracavitari). Invece, i fibromi sottosierosi e intramurali, cioè nella parete dell’utero, possono essere asportati solo con tecnica laparoscopica o laparotomica tradizionale. L’intervento in laparoscopia richiede l’anestesia generale e 2-3 giorni di ricovero, mentre l’isteroscopia operativa prevede solo una sedazione profonda, ed è possibile tornare a casa il giorno stesso. In ogni caso, durante la visita di controllo fissata a 30 giorni dall’intervento di asportazione, parlandone con il ginecologo, sarà possibile pianificare quando iniziare a cercare la gravidanza. Infatti, i tempi di cicatrizzazione dell’utero potrebbero richiedere fino a qualche mese”.


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